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UM unionemediterranea CONGRESSO 2016 
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UM congresso 2016 UM congresso 2016



UM unionemediterranea CONGRESSO 2016 
MOZIONI CONGRESSUALI 2016
introduzione alla critica sulle
invito alla riflessione rivolto da placido altimari


PARTE I°
mozione tassone

  1. il Relatore così esordisce [parte I°, lettera a)]: "Dobbiamo partire da una constatazione di fatto: U.M. non ha di sé una immagine": non ce l'ha "adeguata alla condizione del Meridione", e non ce l'ha "sul piano politico", dove ha "impostato fin ad ora il suo impegno di lavoro (...) sulla falsariga di tutti gli altri soggetti politici che si contendono la gestione del potere politico sul territorio dello Stato";

  2. di quella "immagine" non è poi proposta neanche la sagoma: la dicotomia fra "partito" e "movimento", già dichiarata nella mozione da lui presentata al Congresso di Matera 2015, è qui fedelmente confermata, rinnovandone l'ambiguità. Una ambiguità possibile proprio perché, non disponendo di una immagine, non è preteso l'obbligo di fedeltà all'immagine;

  3. fatto di difetto virtù, è suggerita la partecipazione dei singoli Circoli ai comitati che localmente la cosidetta "società civile" organizza in risposta alle particolari e parcellizzate problematiche che i problemi generali localmente ingenerano, senza pretendere di condizionarne il carattere e lo scopo, e limitando le ambizioni alla mera testimonianza di una presenza, "senza integralismo e senza intenti di strumentalizzazione" [parte III°, lettera b)];

  4. per la medesima virtù al "partito" è invece riservata l'elaborazione delle modalità di intrusione nel panorama politico e nei suoi giochi elettorali. Di tali modalità -decise a prescindere dalle attività, dalla responsabilità, e dalla volontà dei Circoli- il Relatore stesso offre gli esempi [parte II°, lettere b) e c)], e ne pregusta i successi, ben guardadosi dall'avvisare in De Magistris, in Varoufakis, e nei sindaci calabresi identità e volontà politiche avulse da UM, o che se non avulse dimostrano l'inutilità di UM: perché esistere se già esistono?;

  5. in conclusione: per Tassone UM non ha una immagine di sé, e per meglio adempiere al suo compito non deve neppure averla.


PARTE II°
mozione lombardi

  1. il respiro storico e internazionale ne sono la qualità saliente, seppure incerte ne siano la storia e il quadro internazionale che il respiro intende coprire. Di queste incertezze se ne avverte il segno allorquando si indugia nei particolari, dove si sciorinano autonomie e macroregionalismi, europa delle banche ed europa dei popoli, democrazie dirette e... "dirette", che ricalcano conformismi indotti, banali, e addirittura umoristici e offensivi, come quando esclude la Sicilia-isola dalla macroregione perché "già dotata di forte autonomia";

  2. l'incapacità di elaborare una critica originale che superi i conformismi finisce col rendere conforme il partito: conforme negli scopi, e conforme nei metodi, a tutti gli altri partiti;

  3. e come tutti gli altri partiti finge intraprendere una critica al dirigismo, come essi simulando percorsi di "democrazia diretta";

  4. di questi percorsi -reali, e non soltanto simulati- è già data enunciazione nello statuto di UM, e già dato avvio sotto la segreteria Inferrera: i "Dipartimenti tematici", decisi al congresso di Matera, sono evoluzione dei preesistenti "assi tematici", e si dispongono a realizzare le competenze che la mozione Lombardi auspica. Sarebbe allora stato obbligo provare a comprendere e ad esporre le ragioni del perché i Dipartimenti siano stati disertati e ignorati da tutti, e da tutto il partito. Ma sarebbe stato anche imbarazzante ammettere che essendo i Dipartimenti subordinati alla Segreteria, e sottomessi alla sua direzione, non avrebbero potuto -una volta prive di una direzione- simulare la "democrazia diretta";

  5. Il capitolo "prossime sfide elettorali" -[e per inciso va rilevato che la mozione non è presentata "per punti", come disposto dal regolamento congressuale]-, attento a soffermarsi in ovvi tecnicismi, trova perciò coerentemente superfluo indicare quali siano le strategie e le alleanze che il partito vuole intraprendere: lo deciderà il partito. Mica gli iscritti!

  6. In questo senso va letta la riforma dello statuto del partito: essa liquida qualsiasi possibile eventuale interferenza del Coordinamento sull'operato dell'esecutivo, a questi consegnando potestà assoluta. Su partito, sui suoi fini, sulle sue strategie, sulle sue alleanze;

  7. e in questo senso va rilevata l'assoluta sovrapponibilità delle due mozioni, tassone-lombardi: il movimentismo periferico dei Circoli dà sfogo alla passione militante degli iscritti, senza permettere mai alla passione militante di interferire sulla gestione politica del partito: la dicotomia movimento-partito è utile. Anzi: strutturale.



PARTE III°
mozione altimari

  1. è difficile criticare la mozione da me stesso presentata. E lo è per l'incessante autocritica che ne ha accompagnato tutte le fasi di stesura e di presentazione. Che può riassumersi ne dilemma amletico: è utile o è inutile?

  2. il regolamento adottato per il Congresso impedisce ed umilia qualsiasi dialettica, questa tradotta nella estrema sintesi di un "voto". E di un voto sbrigativo, e soprattutto cieco, non certamente dettato da una razionalità di cui è impedito lo sviluppo;

  3. questo ha costretto alla proposta di riconvocare il Congresso in altra data e in altro modo, per strappare il partito alla logica dirigista che ne ha snaturato lo spirito e le ragioni, così da riconsegnarlo alla potestà degli iscritti;

  4. è utile o è inutile pretenderlo?


PARTE IV°
riforma dello statuto

  1. un partito è un organismo che adatta la propria organizzazione ai principi che lo costituiscono, e agli scopi che si prefigge. Dalla Carta dei principi, e dai suoi enunciati esposti all'art. 2 dello statuto di UM, si evince essere la democrazia partecipata e diretta il fine, e allo stesso tempo il mezzo (art. 2 c.13) che lo soddisfa;

  2. orbene, le vicende intercorse in questi pochi anni hanno rilevato le debolezze implicite a qualsiasi composita collettività, e pretendono per essa il miglioramento delle regole che ne ordinano i rapporti;

  3. tali regole, volte a realizzare la GOVENABILITÀ dell'organismo-collettività, facilmente dimenticano che essa non è -non deve essere- antitesi alla PARTECIPAZIONE, ma suo coerente compimento;

  4. la riforma proposta al voto di questo Congresso lo ha dimenticato:

    1. l'art. 12 del testo di riforma ESTROMETTE i responsabili dei Circoli dal Coordinamento, recidendo così il collegamento fra organo deliberativo centrale (il Coordinamento) e organi deliberativi periferici (i Circoli);

    2. il Coordinamento, privato della rappresentanza dei Circoli coordinati, cessa di coordinare i Circoli, tradendo così la sua funzione di Coordinamento;

    3. le ragioni addotte alla estromissione dei rappresentanti dei Circoli sono poi aritmeticamente risibili, tanto da apparire pretestuosi, quasi da voler fare intendere che i travagli del partito insorgano dal numero dei responsabili di Circolo presso il Coordinamento, oggi attestato sul numero di 10 su 37: meno di un terzo;

    4. e mentre viene essere estromessa e umiliata la partecipazione degli iscritti, dall'altra continua a tollerarsi l'ibrida commistione fra poteri esecutivi, organi di garanzia, e potere deliberativo: bisogna evocare Montesquieu per spiegare che la separazione dei poteri è la garanzia, minima e inderogabile, alla leggittimità dell'Organismo collettivo? (sia esso lo stato, il partito, l'associazione di capitali o di lavoro?);

    5. viene così vanificata l'intuizione -peraltro già implicita e anticipata nello statuto riformando- di fare del Coordinamento il prosiego naturale del Congresso, per divenire -e rinsaldare quanto già divenuto- semplice appendice dell'esecutivo;

  5. il Congresso è ora chiamato a decidere per il partito l'adozione del criterio di governabilità, o del criterio di partecipazione;

  6. il regolamento adottato per questo Congresso, impedendo -per i tempi e le procedure imposte- lo sviluppo della dialettica necessaria alla compenetrazione dei due criteri, costringe rimandarne la riforma al "percorso di rifondazione" proposto dalla mozione Altimari, e al Congresso che la mozione indice.


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introduzione critica
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UM congresso 2015 UM congresso 2015

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UM congresso unionemediterranea MATERA 2015
PRESENTAZIONE data al congresso di UM - MATERA 2015
delle mozioni di placido altimari


amici
questo congresso offre la rara possibilità di condividere esperienze, conoscenze e speranze, altrimenti isolate e l'un l'altra sconosciute. Una possibilità di cui mi sono approfittato anch'io, proponendo ben due mozioni, di cui mi auguro abbiate preso visione, e delle quali comunque invito a prendere visione.

con la prima, "mozione 2015",  dal sindacalismo meridionalista alla cittadinanza politica mediterranea,
richiamo all'autodeterminazione come pratica politica immanente, che non teme essere "di parte", e che non esita a farsi partito "per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale" (art. 49 cost.). E che a tal fine elabora una "modalità politica" indipendente che ci veda "accanto ai deboli del mondo", con intransigenza e con intelligenza. Accanto ai Terroni di tutte le latitudini, agli immigrati per qualsiasi ragione e in qualsiasi numero, ai senza tetto, agli zingari, agli ambulanti abusivi, ai posteggiatori abusivi, ai disoccupati cronici intermittenti o irreversibili, agli studenti senza scuola e senza futuro, agli animali randagi,  al sottoproletariato, e ai briganti d'ogni tempo. UM sarà strumento per l'emancipazione dei popoli delle Sicilie solo se saprà proporre un umanseimo mediterraneo. O sarà questo, o non sarà nulla.

con la seconda, "macroregionando",
denuncio senza mezzi termini il processo eversivo in atto, di cui il progetto di "macroregione" è parte integrata della riforma del senato. Avverso al quale è obbligatoria la più ferma riprovazione, e il più intransigente ostruzionismo. Riprovazione e ostruzionismo che possono però anche essere l'occasione di un ripensamenento sulla funzione dell'ente pubblico territoriale "regione", delle opportunità già presenti nella carta costituzionale al suo art. 117 che già ammette l'assoziazione consortile per l'amministrazione congiunta di attività condivise fra regioni diverse, come anche al suo art. 113 già ammette la potestà di autodeterminare l'unione di regioni.
Con lo "atto di annessione" alla Regione siciliana si viene a ribaltare la finalità del processo in atto, ad esso frapponendo le prerogative statutarie siciliane, che estese a tutto il territorio del Regno siciliano verrebbero risvegliate di nuova forza. L'utopia autonomista potrebbe così rinnovarsi nella concreta volontà politica dei popoli che la partecipano, a questi offrendo parole nuove attraverso cui veicolare il proprio desiderio di sviluppo e di libertà.  Parole: chi può impedire di proferirle?

Dovrei vorrei potrei forse esprimere un pensiero su ognuna delle  tante mozioni pervenute al congresso, ma i tempi ridotti costringerebbero a sintesi azzardate, comunque improbe. A tutte però rivolgo il mio ammirato stupore, in tutte riconoscendo il medesimo desiderio, la medesima sensibilità, lo stesso "umanseimo mediterraneo". Se questa è indipendenza, noi siamo l'indipendenza.

relatore: placido altimari, promotore di "officina667" aps –  © 2015

verbale
altimari -mozione 1° LINK
altimari -mozione 2° e-book



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