officina667 associazione laboratorio redazione ink e contatti

home page
ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE  
sicilia, plebiscito del 1860: SI 432.053 NO 667 officina667.net: in onore e per l'esempio dell'eroismo civico di quegli invitti
comitato esecutivo link

link
link

link
bollettini del laboratorio d'iniziativa politrica
AVVISO giugno 2011
officina667.net si è fatta associazione di promozione sociale per  "...la tutela degli interessi e dei diritti dei cittadini", aperta al contributo di quanti intendano esprimere la propria cittadinanza nel atto creativo della scienza, della coscienza, della conoscenza. Insieme...
bollettino 4 link
aprile 2010
RIMODULAZIONE
officina667.net, laboratorio d'iniziativa politica, si trasforma divenendo appendice di officina667.net periodico di in-formazione. Rinuncia ai connotati tipici dell'associazione, ma non a quelli atipici (!) della socializzazione: delle idee, delle relazioni, delle realizzazioni. L'informazione infatti, avviando un processo di formazione, costruisce i presupposti di una comune sensibilita e di un comune desiderio. Che prepotenti aspirano ad una azione anch'essa comune. Ad un “fare” di cui il laboratorio si presta quale duttile strumento.
L'interattività permessa dal sito web invita alla libera partecipazione dei processi formativi, nei quali il desiderio di “fare politica” è costretto a cimentarsi con la concretezza dell' ”atto politico” che, costringendo ad ignorare commosse contumelie e futili velleità, permette l'esercizio attivo della sovranità. E non già tanto l'ambigua, corruttibile e manipolabile sovranità popolare, quanto quella -più drasticamente incisiva- della sovranità individuale!
L'indipendenza non si chiede: si esercita. Nel possesso di sé. Quanti vorranno esercitarla troveranno nel laboratorio il luogo della sua concretezza.

Placido Altimari, editore e direttore editoriale di officina667.net
bollettino 3
17 giugno 1945, 17 giugno 2009
Catania, sede della presidenza della regione siciliana, ex palazzo dell'ESA, 20 giugno 2009
COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE DI MURAZZU RUTTU (RANDAZZO)

Commemorazione: “cum memorare”, fare memoria insieme.
Non solo un ricordare qualcuno o qualcosa, ma un ricordare insieme. Collettivamente. Nella spuria eterogeneità che, implicita in ogni collettività, ha in sé la pretesa della dialettica. Che è al contempo umiltà dell'ascolto e coraggio della parola. Pronunziata ed udita nel presente. Commemorazione è fare memoria insieme “adesso”. In questo tempo.
E la memoria, al di là dell'umana pietà, è principalmente comprensione, “cum prehendere”, prendere assieme, afferrare le ragioni che determinarono l'evento commemorato, capirne le meccaniche, così da affinare in noi contemporanei la capacità di comprensione del presente.
Antonio Canepa, Carmelo Rosano, Giuseppe Lo Giudice, -e in diversa circostanza- Francesco Ilardi e Raffaele Di Liberto, furono uccisi perché risposero alle responsabilità a cui il proprio tempo chiamava. Furono indipendentisti, abbracciando il rischio di una scelta irreversibile. E quando la reazione italiana, spaventata dalla irruente partecipazione popolare al Movimento per l'Indipendenza, ne imprigionò i capi, ne chiuse le sedi, ne tacitò la stampa, si organizzarono nell' EVIS -esercito volontario per l'indipendenza della Sicilia- nel lucido fine di dichiarare la Sicilia “slow war zone” -zona di guerra a bassa intensità- così da sollevarne la questione nelle sedi internazionali deputate alla ridefinizione dell'Europa post bellica. Quella dei nostri martiri non fu la scelta sanguinaria di un manipolo di esaltati, ma la logica ed equilibrata risposta alla violenza subita.
Il cruento epilogo pregiudicò l'ambito disegno, non certamente le radicate aspirazioni del popolo, le quali comunque riuscirono ad imporre alla colonizzazione italiana il patto dello Statuto Speciale di Autonomia appena l'anno successivo, il 15 maggio del 1946.
La raggiunta pacificazione, e la stessa partecipazione del MIS nella Costituente non preservarono le garantite libertà dall'arbitro di uno stato comunque straniero, e padrone della macchina giurisprudenziale. L'abolizione dell'Alta corte in forza della sentenza n. 38 del 9 marzo 1957 della Corte costituzionale, l'inutilizzo di gran parte delle prerogative, le riforme imposte dalla partitocrazia italiana nel 1972 nel 1989 e nel 2001 ( legge costituzionale 23 febbraio 1972, n. 1; legge costituzionale 12 aprile 1989, n. 3; legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2.), costringono ad una politica subordinata a metodologie e finalità aliene che difatti umilia, squalifica ed esclude la partecipazione democratica del popolo siciliano.
È il paradosso di una “democrazia subita” a riproporre costantemente la questione nazionale siciliana, riproponendo la necessità dell'indipendenza quale presupposto critico, metodologia operativa, e obiettivo di riferimento. Come è proprio la cronaca di questi giorni a denunciare l'arroganza di un sistema di connivenza capace di interpellare il Parlamento italiano al fine di modificare lo Statuto siciliano (?) per ristabilire gli ordini gerarchici della locale nomenklatura. I protagonisti di oggi debbono confrontarsi con i nemici di ieri.
Forse per questo è necessaria e determinante questa commemorazione? Per “cum memorare”, per fare memoria insieme?
Placido Altimari, promotore di officina667

Lu to coddu, matri, si torci
mentri gridi di figghi marturiati
spàccanu li petri di li munti.

Stinnuti supra n-lettu di spini
lu Dirittu e la Storia.

Lu sangu di Canepa abbiviràu
la terra di Randazzu,
cori di Sicilia.
E lu ventu ccu mia
grida giustizia.

TURI LIMA


per ascoltare le relazioni http://www.radioradicale.it/scheda/281948
bollettino 2
Palermo - Palazzo Reale, Sala Gialla Mercoledì 18 marzo 2009
presentazione del libro di Massimo Costa (edizioni Herbita)
LO STATUTO SPECIALE DELLA REGIONE SICILIANA: UN'AUTONOMIA TRADITA?

Saluti Istituzionali: On. Francesco Cascio - Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana; On. Alessandro Aricò - Presidente della Commissione per l'attuazione e la revisione dello Statuto; On. Gaspare Vitrano - Gruppo parlamentare PD.
Interventi: Prof. Giuseppe Verde - Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli studi di Palermo; On.Prof. Bartolo Sammartino - Presidente Accademia Nazionale della Politica; Avv. Roberto La Rosa – Comitato Attuazione Statuto Siciliano; Mario Di Mauro – Presidente dell’ Istituto Terra e LiberAzione
Conclude i lavori il Presidente della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo

Impediti dagli stretti tempi che negano la possibilità di liberi interventi, pur ci riserviamo di pubblicare di seguito quanto all'uopo preparato al fine di offrire un'ulteriore impulso alla lettura del prezioso manuale di Massimo Costa.

Lo statuto è un contenitore. Ma non un contenitore rigido... come una scatola, o una cassa... è piuttosto un sacco. E prende la forma del suo contenuto. Saccu léggiu... ki stà addhitta? Se lo statuto non ha preso forma è perché non vi è stato immesso alcun contenuto. O meglio: se ha acquisito la forma che ha, è perché questa è la forma più congeniale alla gestione e riproduzione del consenso. E del consenso alla partitocrazia italiana. Paradossalmente, lo statuto serve al mantenimento della condizione di colonia. Ventinove anni fa Mignemi pubblicò “la questione siciliana”. Oggi Costa scrive “una autonomia tradita”. Altri trent'anni e qualche altro spirito libero e di buona volontà scriverà dello “statuto dimenticato”. E sarà così finché non si smetterà di aggiustare lo scatolo (che invece è solo un sacco informe), per incominciare a introdurvi contenuti.
Comincerete ad introdurli voi, illustri ospiti? Colgo allora l'occasione per invitarvi a prendere visione della legge d'iniziativa delegata per l'istituzione del Registro e della rete degli Uffici del lavoro , visibile sul sito www.officina667.net Se raccoglierete il progetto, facendolo vostro, e realizzandolo, in cinque anni l'autonomia siciliana sarà conseguita automaticamente. E in dieci -se giudicata opportuna- anche l'indipendenza.
Se, invece, vorrete considerarla quale ludica sbarazzina bizzarria... arrivederci fra trent'anni.
Placido Altimari, promotore di officina667

bollettino 1

4 novembre 2008:  è stato registrato il dominio officina667.net.   Officina, luogo del lavoro, laboratorio di iniziative volte a trasporre la gaia leggerezza delle idee nella litica concretezza del progetto.  Progetto fatto di parole, che come pietre squadrate si incastrano l'un l'altra articolandosi nel disegno armonico guidato dal desiderio di giustizia e libertà, fino a costruire un piccolo avamposto della civiltà dell'amore.  Se vorrete, potremo costruirlo insieme.

Primo atto ufficiale del laboratorio è la stesura della LID (legge d'iniziativa delegata) "minimo indispensabile", per l'istituzione  del Registro e della rete degli Uffici del lavoro, con la quale si intende proporre una soluzione organica alla distonia relazionale fra domanda e offerta del lavoro, fra formazione e realizzazione professionale, fra integrazione globale e realtà locale. La disoccupazione non è un problema. È soltanto un effetto. Fenomeno fisiologico dell'economia liberalista, è la semplice conseguenza della reificazione del soggetto del lavoro, il cittadino lavoratore, in fattore della produzione, forza lavoro. Ragione e merito della LID è quello di ricondurre le ciniche dinamiche di arruolamento nell'alveo della solidarietà, proponendo la centralità della persona quale principio dello sviluppo economico, criterio della Pubblica amministrazione, occasione di socialità solidale.

Nei prossimi giorni verrà intrapresa l'opera di divulgazione del disegno di legge. Questo, secondo l'iter procedurale della LID, verrà proposto ai soggetti giuridicamente competenti, che membri delle Assemblee legislative hanno facoltà di accoglierlo, farlo proprio, promuoverlo e realizzarlo. Come anche di rigettarlo. Della loro scelta vi terremo informati. Del giudizio morale che dalla loro scelta deriva vi informerete voi stessi.

Placido Altimari, promotore di officina667, novembre 2008



sponsor
 ..  per chiarimenti, dubbi, perplessità... non esitare a chiedere informazioni !!! 
vucca ka non parra... si chiama kucuzza!  (bocca che non parla si chiama cocuzza!)
 per informazioni
667@officina667
cell   3356835180
se vuolsi essere richiamati potete inviare un sms al 3356835180 indicante il Vs numero di telefonia fissa  e il Vs orario preferito


sponsor
delle pubblicazioni e dei contenuti © officina667.net  è concessa licenza d'uso, permesso di citazione, e facoltà di riproduzione e diffusione per fini non commerciali. Per ogni altra utilizzazione è necessario inoltrare richiesta all'editore. Dei contenuti non originali (foto o altro...), prelevati da internet e supposte di pubblico dominio, è citata la fonte.
officina667.net  periodico di in-formazione politica, culturale, storica, satirica, sportiva, ricreativa... reg. tribunale di catania n° 30/2009
proprietà:
placido altimari;  editore: officina667 aps;  direttore responsabile: salvo musumeci;  direttore editoriale: placido altimari;  stampa tradizionale: TM di venera mangano (santa venerina - ct); provider edizione on-line: aruba spa
sponsor
link